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Kabak

Qui a Kaş, ora che la stagione balneare è conclusa, due attività soltanto impegnano il nostro tempo:

  • seguire un corso di turco
  • aspettare la primavera prima di valicare le montagne e proseguire il nostro viaggio verso est

Il corso di turco l’abbiamo già mollato: i tempi di reazione dei nostri compagni di corso (tutti inglesi 70enni che hanno scelto Kaş per concludere la loro esistenza senza più inverni) lo rendono non inutile, controproducente. Dunque, visto che il nostro piano prevede di restare qui a Kaş fino a metà gennaio, dobbiamo trovare delle attività alternative. Oggi vi racconto della nostra gita a Kabak e alla Butterfly Valley, dove effettivamente non siamo mai arrivati…

La Via Licia è un percorso che tocca le città appartenute alla antichissima federazione Licia, è una rotta interessante sia dal punto di vista storico che naturalistico; il minuscolo villaggio di Kabak è su questa via. Prendiamo la decisione e prepariamo la moto in tempo record, l’alternativa era di passare la giornata raccogliendo le olive (e, se lo conosci, lo eviti).
La strada maestra non ci piace, dunque, in men che non si dica, ci ritroviamo smarriti in mezzo al nulla. Sulla mappa in effetti una strada non esiste (ma non è una vera mappa… immaginatevi le tovagliette di carta stampata delle trattorie turistiche), manca giusto un collegamento di qualche km, ma questo non mi spaventa: ho un Transalp.
Chiedere indicazioni per Kabak risulta disorientante, solo un fruttivendolo pare possa esserci d’aiuto. Tardiamo poco a capire il nostro errore: “kabak”, in effetti, significa zucchina. Rifiutiamo cortesemente il chilo di zucchine che ci sta porgendo, domandiamo per Kabak Köyü e rimontiamo in sella; pare ci sia dello sterrato da percorrere.
Procediamo lungo una stradina di curve che si insinua lungo una verdeggiante scogliera a picco sul mare di incredibile bellezza. Vergini spiagge di sabbia bianca si spalancano sotto di noi. Ci domandiamo se esista un sentiero per raggiungerle, valutando meglio ci chiediamo piuttosto se siano mai state calpestate da essere umano…

Oramai dovremmo essere prossimi al punto dove la strada non esiste, improvvisamente… eccola! Il cartello: “Kabak, 7km, a sinistra”! La strada è in ripida salita, il bivio proposto dal cartello prevede una curva a gomito e l’inizio di uno sterrato/ciottolato veramente impegnativo.
Il preavviso è troppo poco; nella frazione di un secondo freno, cerco la prima e mi inserisco in curva. Sono quasi fermo, la moto è piegata, la salita ripida, la zavorra pesante, e la moto sfolla. La moto sfolla!! Solo i motociclisti sanno quanto può essere pericolosa una sfollata quando tutte queste condizioni si verificano contemporaneamente: ti serve la potenza del motore per raddrizzarla.
Metto giù la gamba, sinistra. Maledetta gamba sinistra. La mancanza di un legamento e due menischi è decisiva. Il ginocchio cede. La moto cade. Ripeto: non mi sono fatto male come conseguenza di una caduta, ma siamo caduti perchè l’articolazione del ginocchio ha ceduto.
Questo il video… Ah, si, Agata stava filmando. Dite che magari anche questo ha influito? Sono d’accordo.

La morale? Non che la moto ha il cambio scassato o che io ho sbagliato. Semplice incuria: la catena era lenta, non la registravo da almeno 8000km. Catena lenta = sfollate facili! Non trascurate nulla, anche una sottigliezza, quando si concatena con altri eventi, può fare la differenza. E soprattutto: cambiate e rilasciate completamente la frizione prima di inserirvi in curva, specialmente se una curva molto lenta in salita!

Dimenticavo: Agata ha guidato al ritorno! Grazie Agata, con te al mio fianco, non ho paura di nulla.

Thomas

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