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Iran: il deserto

In Iran c’è il problema delle spie: i possessori di passaporto americano possono entrare solo se accompagnati (da una guida). Tali spie bramano infatti carpire i segreti nucleari iraniani…

Viaggiavamo sulla rotta da Kashan ad Isfahan sulla strada ai margini del deserto, alla nostra sinistra lo sconfinato nulla in tutte le possibili tonalità di rosa. Poco prima di Natanz appare il primo segno: cartello di no-picture-zone. Dopo qualche chilometro siamo intercettati da un pick-up dell’esercito: controllo passaporti, macchina fotografica, avete il gps? Estraggono una fotocamera e girano un video di noi a figura intera mentre elenchiamo (senza contraddirci) luoghi e date dei posti che abbiamo visitato, infine panoramica della moto a 360 gradi. Ci fanno andare.
Dopo qualche chilometro veniamo intercettati di nuovo, stavolta da un enduro 200cc, ma sempre dell’esercito. “I’m not American!” spiego sperando di essergli simpatico… non gli sono simpatico. Veniamo raggiunti anche dal pick-up che elenca tutta la procedura alla quale siamo già stati sottoposti. Non basta: veniamo scortati “alla base”. La base si rivela essere un grosso sito di ricerche nucleari.

Piccola parentesi per illustrare la situazione attuale: da anni l’Iran sta cercando di sviluppare la tecnologia nucleare (pare non per produrre energia), ma i loro avanzamenti tecnologici risultano rallentati dal metodico assassinio dei loro cervelloni… notevole fattore comune è che i killer sono tutti motociclisti.

Detto questo alla base subiamo i soliti controlli: ci vengono tolti di nuovo i passaporti, la macchina fotografica, il cellulare, il gps che non abbiamo e ci vengono fatte tutte le domande più banali che vi possano venire in mente… e neanche ci offrono il cay! In quelle due ore abbiamo segnato targhe, fatto foto di nascosto alle persone che lavoravano alla centrale, osservato il cambio della guardia e le difese del cancello principale. No, non l’abbiamo fatto, ma se fossimo state spie avremmo potuto. Se ci avessero lasciato andare dritti per la nostra strada neanche ce ne saremmo accorti che c’era una centrale nucleare. Il sistema di sicurezza è da rivedere… fortuna per loro eravamo solo turisti a cui non piace l’autostrada!

Proseguiamo scortati fino al confine della “zona rossa”, infestata da postazioni di contraerea pesante, e poi si fermano per sorvegliarci mentre ci allontaniamo. Seguiamo le indicazioni che i militari stessi ci hanno dato per visitare un simpatico mini-villaggio nel deserto: Abyaneh. Le indicazioni sono: all’ultimo spara-spara svolta a destra, infilati nel canyon e dopo 8km ci sei. Visto che si è fatto tardi, decidiamo di passarci la notte, la nostra notte in tenda nel deserto.

Oltre il canyon si rivela esservi una valle verdeggiante e in fondo in fondo troviamo Abyaneh, un paesino costruito completamente in argilla rossa. Qui i vecchini sono simpatici e le donne non indossano il velo nero che si vede in tutto il resto dell’Iran, bensì un velo a sfondo bianco con disegnate rose o fiori. Che bello vederle sedute a parlare lungo il fiumetto del paese.
All’interno della moschea del paese c’è la vite più vecchia che abbia mai visto. Si arrampica su un traliccio per più di 3 o 4 metri in altezza per poi ricoprire completamente la fontana sottostante. La leggenda dice che questa vite abbia più di 1000 anni ci ha detto un vecchietto!! (Video)

La mattina ripartiamo: dopo il canyon svoltiamo a sud, si sa mai che oggi i sodati sono di cattivo umore…

Thomas

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